PENSIERI E PAROLE

Conoscete quale sia il vostro vero valore e non vi perderete.

— Kahlil Gibran

GENIUS LOCI: quando le generazioni dialogano

Esperienze di dialogo intergenerazionale

Il dialogo fra le generazioni come antidoto alla crisi del legame comunitario nella nostra società

Da più di un anno un'équipe interservizi, composta da Azienda sanitaria, Provincia, Comune e Cooperazione sociale, sta costruendo un progetto unico nel suo genere sul tema dell’intergenerazionalità, attraverso una sperimentazione in due quartieri di Pordenone (Villanova e Borgomeduna). Si tratta di un percorso ancora ai suoi albori, ma un aspetto interessante è la recente adesione al tavolo in questione di tutte le realtà di socializzazione operanti nel territorio: è la prima volta che ciò avviene. “Genius loci” rappresenta un tentativo, messo in atto dalle istituzioni per affrontare tra le diverse criticità che presenta la nostra società moderna ed individualista, quelle che concernono il dialogo e il reciproco riconoscimento tra le generazioni. Il progetto punta a intervenire sul vissuto di profonda solitudine esistenziale che attanaglia il singolo e sullo strappo che viene a crearsi sul piano della trasmissione di esperienze, ideali e valori tra vecchi e giovani.
Trasmissione che rappresenta il primo dei fattori di civiltà e che quando viene a mancare porta i singoli e la collettività a sopravvivere in un eterno “qui ed ora” senza passato e senza futuro. 

La vitalità e la creatività di una comunità, così come la sua capacità di affrontare i problemi e le contraddizioni che le si presentano, sono infatti risorse strettamente correlate al reciproco riconoscimento e scambio simbolico tra le generazioni.
Ora, la questione di fondo è come queste istituzioni pubbliche e private possano fare la loro parte in un momento storico così delicato.
Genius loci è un progetto condiviso che porta con sé l’obiettivo della tutela, valorizzazione ed implementazione delle competenze di comunità proprie di un certo quartiere, facendo dell’intergenerazionalità la risorsa prima dell’intervento. Attraverso gli strumenti che il progetto consente, si vogliono offrire opportunità di collegamento tra cittadini, associazioni e istituzioni così da fronteggiare in modo più articolato e personale, alcuni degli effetti conseguenti alla crisi del legame comunitario nella nostra società come l’emarginazione, l’isolamento, la mancanza di dialogo tra le generazioni; forme di disagio psichico quali i disturbi borderline e dell’umore, gli attacchi di panico e le dipendenze.
Nel 2010, è iniziata la sperimentazione all’interno dei quartieri Villanova e Borgomeduna, che sono stati scelti per la presenza nel primo di un Centro sociale cogestito da DSM, cooperativa sociale FAI e Comune e perché già individuato come area di applicazione del Progetto Microwin; per la presenza nel secondo di iniziative avviate da Comune, ASS6 e Provincia e per l’incidenza in entrambi di un forte associazionismo. Tra fine primavera e inizio estate 2010 è iniziata la fase di presentazione del progetto ai quartieri, nella quale è stato "sondato" l’interesse per la filosofia di fondo e la condivisione del metodo. Sono stati convocati a più livelli i nostri ospiti (cioè “i padroni di casa”) in qualità di coprotagonisti dell’esperienza da costruire: dapprima sono state incontrate una per una, alcune figure significative della vita sociale dei due quartieri (capo circoscrizione, parroco, direttrice didattica) e poi avviati una serie di incontri allargati con i rappresentanti delle circoscrizioni e dell’associazionismo locale, con la presenza, ancora, dei parroci e della direttrice didattica. È stata riscontrata una adesione di fondo al progetto, superiore comunque alle aspettative.

Il laboratorio Anatomia di un quartiere, primo esempio concreto di uno scambio generazionale ha permesso a persone di tre generazioni diverse, coordinate da due educatrici, di fotografare (concretamente ma anche metaforicamente) la realtà del proprio luogo di vita, individuandone carenze e risorse. Da questo primo passo si sono comprese informazioni importanti per lo sviluppo del progetto che proseguirà per tutto il 2011.

 

Come ci illustra Ivana Foresto, coordinatrice del Circolo delle Idee, Genius Loci rappresenta per me, oltre che una nuova avventura professionale, una sfida personale, un modo diverso di vivere e pensare la comunità e le relazioni che ne stanno alla base. Abitualmente le Istituzioni e i vari servizi che operano nel sociale offrono un servizio ai cittadini, stabilendone a priori bisogni e desideri, dando risposte a domande mai realmente formulate. La comunità diventa quindi un’entità passiva che usufruisce di un servizio precostituito, favorendo un processo di delega totale da parte del cittadino alle Istituzioni. Per ogni bisogno si è portati a pretendere una soluzione, senza più fare lo sforzo di interrogare e capire il disagio che ha generato la domanda.
Genius Loci non offre un programma standardizzato, non propone iniziative strutturate, ma chiede ai cittadini innanzitutto di raccontarsi, di riappropriarsi del senso di appartenenza alla propria comunità. Questa modalità operativa è stata il nostro punto di forza e allo stesso tempo il punto critico: tra un incontro e l’altro mi sono resa conto di come sia stata persa l’abitudine di partecipare attivamente alla costruzione della vita di quartiere. I primi passi li abbiamo mossi tra cittadini diffidenti e timorosi: da un lato di essere nuovamente “abbandonati” dalle Istituzioni, dall’altro di avere la possibilità/dovere di dire la propria opinione ed assumersi la responsabilità dei progetti promossi.

Le iniziative svolte ad oggi hanno visto il coinvolgimento della Provincia, del Comune di Pordenone, dell’ASS6, delle cooperative sociali Acli, FAI, Itaca, del Liceo “Leopardi-Majorana”, della rivista “L’Ippogrifo” e di altre importanti associazioni culturali presenti in città.


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