"Non permettete alla lingua di oltrepassare il pensiero."
Meno autoreferenzialità, ecco cosa serve.
di Fabio Fedrigo
Il Bilancio Sociale è un documento "socialmente utile" se non eccede in retoriche autovalutanti ed autoreferenziali. Questo strumento di rendicontazione sociale non serve a nessuno, nemmeno a chi lo fa, se si limita a produrre una parziale descrizione di quanto ogni anno siamo più bravi, buoni, belli ed intelligenti. Per una semplice e ovvia verità: non esiste assenza di criticità, di problematicità, di fallibilità. É la sofferenza, la solitudine, la marginalità sociale che ogni giorno incontriamo nei reparti, nelle comunità, nelle case, a determinare la premessa stessa a questo documento. Non possiamo ostentare slogan e spot da primi della classe, gridare al miracolo perchè, si sa, di miracoli non ci occupiamo e nemmeno abbiamo intenzione di inserirli tra gli scopi statutari. Crediamo invece sia più sobrio riferirci a parametri più confrontabili e valutabili. É evidente infatti che un’impresa sociale come la nostra si rivela alla fine per quello che fa, per la responsabilità delle proprie scelte, delle proprie rinunce e del proprio "stare" sul mercato. In questo nostro lavoro serve giudizio, inteso non come valutazione di qualcosa o qualcuno ma come valore di buon senso, di responsabilità, un approccio al lavoro che sappia promuovere stili di coerenza e di prudenza imprenditoriale. Alla cooperazione sociale non servono dirigenti rampanti ma donne e uomini che abbiamo a cura lo stato sociale del nostro Paese. Servono meno holding o global service, meno franchising del sociale e maggiore promozione umana, dei territori e delle comunità locali. Serve maggiore cultura sociale. In termini laici serve rispetto per la vita e per le persone prima di qualsiasi "illuminazione" economica ed imprenditoriale.
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| Bilancio sociale 2003 | 1.02 MB |