Mamma diceva sempre: "La vita รจ uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita!"
Lavoro di cura, cura del lavoro
di Fabio Fedrigo
[...] Come gran parte della cooperazione sociale siamo cresciuti a cavallo tra gli anni ottanta e gli anni novanta sotto la spinta dei servizi in delega da parte delle pubbliche amministrazioni. Se da un lato in quel periodo si avviava un primo empirico processo di formalizzazione nel rapporto tra enti pubblici ed impresa sociale, dall'altro lato furono anni particolarmente aridi sotto il profilo della cultura sociale, dove le uniche funzioni riconosciute alle cooperative sociali erano quelle di fornire ore lavoro a basso costo.
A parte alcune amministrazioni attente ed interessate ai nuovi scenari sociali era purtroppo largamente diffuso il ricorso alla cooperazione sociale per scelta di opportunità, per concrete esigenze di supplenza, flessibilità e risparmio.
Il tutto in una dimensione di subordinazione estranea ad ogni processo di condivisione operativa e progettuale, di partecipazione sociale.
Erano anni in cui gli operatori della cooperativa, per fare un esempio concreto, non erano nemmeno invitati a partecipare alle riunioni di servizio, di reparto. È storia recente anche se sembra appartenere ad un passato remoto. Lo ricordiamo non per gusto della polemica ma per osservare l'evoluzione, i passaggi culturali, i processi in movimento nella costruzione dei servizi alla persona, nelle politiche di delega, del superamento per certi versi ancora in atto di blocchi e contrapposizioni, istituzionali, sociali, professionali, economiche ed umane. Erano gli anni in cui si svilupparono e moltiplicarono le grandi aziende del “sociale in franchising”, ovvero aziende di profitto camuffate da cooperative sociali (solo per poter applicare l'IVA al 4%) che ancora oggi girano per l'Italia macinando fatturati consistenti e distorcendo di fatto la natura ed il ruolo della cooperazione e dell'economia sociale. Bassissimi investimenti e fatturati veloci soprattutto nei servizi agli anziani presso le case di riposo, rischi imprenditoriali irrilevanti, furono gli elementi che, ancora oggi, determinano l'ingigantirsi di aziende estranee ad ogni processo di partecipazione alla promozione umana e sociale delle comunità locali. Quelle stesse imprese di profitto, pianificato non dimentichiamolo sulla pelle degli utenti, alimentarono la logica degli appalti al massimo ribasso, logica che ancora oggi in molti contesti continua ad esistere e persistere. Logica che purtroppo trascinò con sé anche molte cooperative sociali che per timore di cancellarsi o per strategia di competizione scelsero di assoggettarsi alle politiche del ribasso, ad un mercato già tutto da bonificare. Ogni operatore e cooperatore sociale sa invece che con la gazzetta degli appalti costantemente aperta sulla scrivania non si costruisce nessuna impresa sociale. Per costruire un'impresa sociale serve prudenza, umiltà, buon senso inteso come giudizio, visione sociale. Questi elementi costituiscono la premessa alla costruzione di qualsiasi lavoro sociale che vada nella direzione indicataci dalla 381, ovvero verso la promozione umana e sociale dei cittadini. Dobbiamo imparare ad evitare toni eccessivamente autoreferenziali, come imprese e come operatori. L'autoreferenzialità deve essere contenuta. [...]
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| Bilancio 2005 - estratto | 1.54 MB |